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Chiudere il cerchio. Memorie giuliano-dalmate. Volume I

Le complesse vicende del confine orientale d’Italia nel secondo conflitto mondiale e, più in generale, nel più ampio contesto storico del secolo appena finito, sono tornate negli ultimi anni alla ribalta dell'opinione pubblica nazionale.

L’istituzione della Giornata del Ricordo in occasione dell’anniversario del Trattato di Pace, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, con cui venne sancita la cessione alla Jugoslavia delle intere province di Pola, di Fiume, di Zara e di gran parte delle province di Gorizia e di Trieste, ha permesso di riportare alla luce alcune pagine dimenticate della storia italiana del Novecento.

La Venezia Giulia e la Dalmazia, terre di confine e di incontro tra popoli e culture diverse, sono state oggetto di notevoli eventi drammatici che hanno cambiato in meno di cento anni l’immagine e l’essenza di questi territori, con diversi cambi di sovranità e numerosi spostamenti delle linee di confine che hanno provocato traumi e lacerazioni in buon parte della popolazione interessata. Quello che molti autori hanno definito “il confine mobile” è stato senz’altro uno degli aspetti più appariscenti che hanno interessato la cartina geografica di quest’area, dove le lingue e culture di ceppo latino, tedesco, slavo e ungherese si sono intrecciate in una matassa di rapporti che almeno dal 1848 in poi ha provocato anche, ma non solo, scontri politici e militari.

Sarebbe però sbagliato ridurre la storia di queste regioni ai soli periodi, momenti e fatti di tensione, perché l’insieme delle relazioni umane, commerciali, sociali e culturali ha storicamente prodotto anche lunghi periodi di convivenza e reciproco rispetto tra le varie etnie in una terra da sempre plurilingue.

Se dunque i periodi di tensione che hanno mutato il volto della Venezia Giulia e della Dalmazia negli ultimi 150 anni (basti pensare ai due conflitti mondiali, con i relativi esodi conseguenti, e le tensioni nazionali ed ideologiche provocate, in tempi diversi, dagli opposti governi con le due parentesi rappresentate dal regime fascista e da quello comunista) sono stati ricordati in vari modi dai principali mezzi di comunicazione, con nuovi lavori che si sono aggiunti alle già numerose pubblicazioni esistenti su queste tematiche, resta ancora molto da studiare e da scrivere su quello che è stato l’altro versante della storia giuliano-dalmata, legato forse ad aspetti meno appariscenti ma non per questo meno interessanti.

Rimangono infatti ancora alcune zone d’ombra legate soprattutto a particolari aspetti delle vicende giuliano-dalmate e, in particolare, ad alcuni specifici temi analizzati finora in maniera non del tutto esaustiva.

La scarsa documentazione esistente e l’esiguo numero di testimonianze rilasciate all’epoca o in tempi più recenti hanno così rappresentato un ostacolo alla ricerca storiografica.

Le storie raccontate in questo volume che, nelle intenzioni dei curatori dell’opera e dell’editore, dovrebbe rappresentare il primo di una serie di lavori da pubblicare nell’ambito di un progetto pluriennale di ricerca di testimonianze e della loro successiva stampa, vorrebbero poter contribuire, sebbene in piccola parte, alla ricostruzione di quel grande mosaico che è la storia della società giuliana e dalmata del Novecento.

Il pericolo di fare una semplice miscellanea di ricordi slegati tra loro è ben presente in chi ha raccolto tali testimonianze, soprattutto per l’estrema varietà degli argomenti raccolti e per la mancanza di una specifica tematica ben delineata. Il rischio di ottenere un prodotto di semplice memorialistica è parimenti stato valutato. Ciò nonostante l’incedere del tempo e l’estrema difficoltà nel reperire in futuro ulteriori testimonianze ha portato alla convinzione che comunque fosse utile dare alle stampe queste raccolte di interviste, anche se spesso non riconducibili ad un unico filone che non fosse quello temporale.

La scansione dei vari volumi di questo progetto prevede infatti il rispetto di un filo temporale che vada dall’inizio del Novecento fino ai giorni nostri e quindi una divisione dell’insieme dell’opera in quattro diversi libri cronologicamente successivi.

I limiti delle testimonianze orali e degli scritti privati sono ben noti agli studiosi; tali fonti quasi sempre risentono delle scelte personali compiute dai singoli, spesso non tengono conto del complessivo clima storico e della globalità degli eventi in cui si inseriscono; quindi, per la loro natura stessa, nella maggior parte dei casi non sono completamente oggettive. I testi scritti a posteriori e le testimonianze raccolte a distanza di molti anni dai fatti raccontati risentono dello scorrere del tempo e soprattutto degli inevitabili condizionamenti apportati dagli avvenimenti successivi.

Tali fonti possono peraltro rappresentare, nelle intenzioni dei curatori, uno strumento utile per iniziare una più articolata ricerca sul tema della società giuliana e dalmata, nella speranza che anche questi pochi tasselli di testimonianze possano aiutare, pur nella loro brevità e nell’estrema semplicità degli episodi descritti, a comprendere meglio il clima in cui questi uomini e queste donne vissero e forse il più ampio mosaico delle vicende di un popolo successivamente lacerato e diviso dalla portata dei grandi eventi storici del Novecento.

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