Recensione dal periodico “In Strada Grande” dicembre 2010
Guido Rumici, Parenzo nei ricordi. Memorie istriane di Mario Grabar Garbari A.N.V.D.G., Gorizia 2010, pp. 220
Il libro è frutto della collaborazione fra il parentino Mario Grabar, giornalista, e Guido Rumici, gradese, docente e scrittore, il cui interesse è eminentemente rivolto alle vicende di Istria, Fiume e Dalmazia dal 1945 ad oggi. Mario ha fornito ricordi orali e i suoi numerosissimi scritti sull’argomento, che dall’amico sono stati sfoltiti, organizzati e forniti di numerose note storiche ed esplicative su persone, luoghi e voci dialettali citati. Ne è nata una monografia sulla vita parentina, che spazia nel tempo e negli accadimenti, che interessa sì gli autentici parenzani, ma offre pure delle testimonianze storiche a tutto tondo, capaci perciò di interessare e coinvolgere anche un lettore di altre latitudini.
Opportunamente ripartita in quattro ricchi capitoli, specifici nella definita distribuzione per argomenti ed episodi, questa raccolta, che si può ritenere celebrativa, è paradigmatica dei lavori di decenni e decenni del nostro Mario Grabar, appare come un’opera sicuramente ben riuscita (alcune anticipate letture da parte di amici me lo confermano!). Selezione di articoli istriani, dunque, che inviterei tutti ad ospitare nella propria biblioteca, interessante apparendomi come ricca fonte di documentati ricordi e di personali e vivide testimonianze.
Vediamo di analizzare molto sinteticamente i contenuti della raccolta.
Storia, episodi di travagliata umanità oppure felici momenti giovanili in una città non ancora travolta dalla guerra, archeologia (Parenzo stessa è molto ricca di reperti e strutture storiche!), righe e righe su aspetti e risultanze di una nefasta guerra subita in maniera totale ed anche di più, tutto ciò è descritto da Mario, e tutto ciò ci appare intriso grandemente e costantemente da un immenso amore e rimpianto per la sua perduta città.
I quattro capitoli che compongono il volume illustrano diffusamente i più significativi avvenimenti intercorsi nel periodo tra le due guerre che hanno battuto le nostre contrade nel XX secolo, ma non dimenticano antichi e storici accadimenti quali il “sacco” della cittadina compiuto dai genovesi oppure l’importanza delle varie edificazioni civiche in epoca medioevale. Parlano di fatti bellici, di amicizie, di angolini caratteristici di una città romana e veneta all’insieme, tratteggiano personaggi molto noti nella vita cittadina, in una simbiosi di eccezionale portata, sia storica che architettonica. Insomma, l’affresco temporale e territoriale si presenta assolutamente accattivante e completo.
E noi, ancora più che nei vari argomenti trattati con solida materialità, un altro aspetto va rilevato come connotante e riassuntivo del lavoro di Mario: il compattamento di tutta questa massa di notizie e riferimenti, nella loro essenzialità, finisce per delineare un eloquente quadro, preciso e comprensibile, di tutto quanto noi istro-dalmati abbiamo attraversato nel tempo e subito. Sofferto al punto da indurci ad abbandonare massicciamente le nostre terre e le nostre case, i nostri quotidiani impegni, le nostre amicizie: praticamente tutto quel mondo che qui ritroveremo sapientemente rappresentato.
Proprio perché questa selezione di scritti ci riporta all’indietro negli anni, si insinua curiosa nelle calli e nei vicoli, fraziona in schegge episodiche il percorso, secolare, dell’onesta vita di una pacifica cittadina istriana. Si rivela un riassunto intrecciato di ricordi e caratterizza anche in chiave moderna le antiche ma ancor emblematicamente presenti realtà storiche rappresentate da torri e muraglioni veneziani o dalla meravigliosa basilica eufrasiana.
Molti di questi articoli sono indubbiamente già stati letti su riviste e pubblicazioni riguardanti la sfera dell’editoria giuliano-dalmata, lunghissimo e massiccio essendo stato l’impegno letterario di Mario in questo campo; altri, inediti, apporteranno senz’altro nuove conoscenze e nuove rivelazioni su quello che è stato il lungo e variegato percorso della nostra storia.
Veniero Venier